Salviamo il Lago D'Idro  
 
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CONFUSIONE A MONTE E A VALLE DELLE PARATOIE
Pubblicato su: anfo racconta - luglio 1992  - IL TARLO

Per i rivieraschi del lago d'Idro non esiste faccenda più tarlata e contorta di quella riguardante il regime e lo stato delle fresche e ombrose acque del loro lago. Le trite, consunte e mistificanti motivazioni che insorgono ogni-qualvolta si riaggiorna il problema della regimentazione e gestione di queste acque pare rispecchino l'aspetto fisico dello stesso degradato e vituperato patrimonio lacustre. Tant'è che a questo aspetto paiono uniformarsi persino loro, i lacustri, che sono calati di impegno e determinazione rispetto ai loro avi, assuefatti come sono ormai alla situazione.
Guardando dentro questa contorta storia, la cosa più chiara che costantemente emerge è che le modifiche, le concessioni e le riparazioni ai manufatti artificiali che regolano il deflusso del lago sono sempre presentate, tollerate ed eseguite come necessari provvedimenti per la sicurezza delle popolazioni litoranee, quando invece fin dalla fine dello scorso secolo lo scopo fondamentale fu, e ancor oggi rimane, di assecondare la sete dei campi della bassa passando per l'arsa gola di una società di azionisti che affittano dallo Stato il diritto di aprire e chiudere i rubinetti.
La recondita ragione per cui non si può pubblicamente affermare che quella galleria, ora disastrata e pericolosa (quella sì!) per la stabilità del suolo, che incide e che scende a circa dieci metri sotto il livello del lago, va ripristinata per garantire l'erogazione di acqua nei periodi di massima richiesta delle "basse", è che, impostando la questione nei suoi termini veri, i fautori dello snaturamento del lago temono di essere accusati di ledere in qualche modo i sacrosanti diritti naturali delle popolazioni formatesi su questo territorio e di apparire troppo chiaramente per quello che sono, ovvero assolutamente refrattari ai generali problemi ecologici.
E se si lasciasse seguire al lago il deflusso naturale, come è avvenuto nei millenni, senza artificiali sbarramenti né trasformanti di un suolo instabile e imprevedibile? Potrebbe addirittura darsi che qualche eventuale problema creato dal ripristino della naturale situazione funzionasse da spontaneo coagulo per un impegno collettivo aggregante fantasie ed energie sempre più sopite.

Ma per di più, non esiste già forse anche la galleria Enel? La fame di progresso (?) tuttavia, già lo sappiamo, porterà al ripristino anche della "galleria degli agricoltori": la polenta fatta col granturco della bassa è fragrante e saporita.
Meglio certo sarebbe trovare una soluzione in un chiaro e leale confronto degli interessi a monte e a valle delle artificiali paratoie.
Il tarlo